Cesco Magnolato

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Nasce nel 1926 a Noventa di Piave, risiede a S. Donà di Piave, (VE).Ha conseguito la maturità artistica e il Diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia.

La sua attività è iniziata nell’immediato dopoguerra, nell’ambiente artistico veneziano dell’opera Bevilacqua La Masa e negli studi dei giovani artisti in palazzo Carminati. E’ stato docente per oltre trent’anni, all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ed inoltre nel 1980 presso l’Accademia di Brera a Milano.

Ha partecipato alle più importanti esposizioni di pittura e grafica in Italia ed all’estero, tra le quali ricordiamo: XXVII, XXVIII, XXIX Biennale Internazionale di Venezia e alla mostra dei Grandi Premi della Biennale Internazionale di Venezia dal 1948 al 1960 Cà Pesaro – Galleria d’Arte Moderna del 1962.

E’ stato invitato alle Quadriennali Romane nel 1955, 1959, 1965; alla Mostra «50 anni di Pittura Veneta» a Varsavia e a Vienna nel 1958; al VI Festival della Giovane Pittura Internazionale a Vienna nel 1959; alla Mostra «Biennale de Paris» Esposizione Internazionale dei giovani artisti, Galleria d’Arte Moderna – Parigi 1959.

Alla III Biennale Internazionale d’Arte del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto 1959-60. Invitato con un gruppo di opere alla Mostra «Cultura Italiana oggi» organizzata dalla Biennale di Venezia a: Copenaghen, Oslo, Goteborg 1961; e alla XXIV e XXVI Biennale Nazionale d’Arte «Città di Milano» 1965-69. Nel 1963 partecipa alla XXI edizione del «Salon Populist» a Parigi presso il Museo d’Arte Moderna.

Invitato alla Mostra Intenazionale sulla Resistenza a Berlino DDR «Intergrafik» 1965 e alla Mostra Internazionale «Intergrafik» 1967, 1970, 1984,1987 – Berlino DDR.

Alla Mostra Biennale Internazionale della Grafica – Firenze 1968, 1972, 1976, e alle Triennali Nazionali dell’Incisione – Palazzo delle Esposizioni Milano 1968, 1980, 1986, 1990.

Alle Biennali dell’Incisione italiana Galleria Bevilacqua La Masa Venezia nel 1955 – ’57 – ’59 – ’61 – ’63 – ’65 – ’68 e alle Biennali dell’incisione italiana a Cittadella (PD) nel 1966, ’69 – ’79 – ’83. Alla Mostra di «Pittura dal Realismo alla nuova Figurazione» Bibione 1979.

Alla Quatrieme Biennale Europeènne de la Gravure de Mulhouse in Francia 1980; alla Biennale Europea a Heidelberg Baden Baden 1981 e alla Mostra Internazionale di «Arteder» 82 Bilbao – Spagna 1982 e molte altre.

Ha ricevuto numerosi premi tra i quali ricordiamo il 1° Premio per l’Incisione alla XXVII Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.

Ha illustrato, con le sue opere, testi poetici e narrativi. Una biografia e bibliografia completa si trova presso l’Archivio Storico della Biennale di Venezia.

 

 

 

 

In una frase del filosofo danese Kierkegaard (1843) si racchiude una parte della poetica artistica di Cesco Magnolato: “ Ripresa e reminescenza rappresentano lo stesso movimento, ma in direzione opposta, perché ciò che si ricorda è stato, ossia si riprende retrocedendo, mentre la vera ripresa è un ricordare procedendo.”

Così Magnolato ricorda il suo passato, che è anche il passato della sua terra, il suo vissuto e ce lo ripropone in chiave artistica contemporanea.

L’epopea del mondo contadino del basso Piave trova, nelle sue opere, il mezzo per non scomparire ed essere per sempre ricordato nella Storia come tassello fondamentale e importante di una fetta di Storia della vita del Veneto Orientale.

Il grande Maestro attraverso l’uso saccente del bulino o l’energico segno del pennello trasforma le vibrazioni luminose dell’impressionismo in fremiti psichici, formulando così i principi dell’estetica espressionista.

Il vento dell’urlo di Cesco è presente in tutti i suoi quadri, a volte vuole essere una carezza a quei volti  scarnificati, incavati dalla sofferenza, un gesto e una risposta a quegli occhi che chiedono aiuto e che raccontano il passato di vita e le sofferenze presenti del vivere. Talvolta quel vento si trasforma in uragano e trafigge la natura, altro elemento fondamentale della poetica dell’artista.

La natura, ricca ed esuberante, è raccontata attraverso vari elementi: girasoli, campi di granoturco, canne, radici dissipate dal terreno, foglie, gelsi, ed è protagonista incontrastata assieme all’uomo della poetica di Magnolato.

Il Maestro replica instancabilmente tutti i suoi soggetti nella ricerca di una catarsi, che scioglie quei nodi della memoria a lui tanto cari.

La tavolozza dell’artista è ricchissima e composta da colori matrici, che pullulano di vita propria.

Gli azzurri del neoromanticismo nordico sottolineano il peso della tristezza umana, mentre i rossi, di chiara matrice espressionista, esaltano il sentimento passionale dell’uomo, il cuore, il sangue che pulsa e che nutre tutti gli organi.

Trapela la necessità d’amore, la speranza di una vita migliore e la necessità di queste creature, sopraffatte da un dolore cosmico, di non essere mai dimenticate; esse non sono sopravvissute alla vita stessa, ma continuano a vivere e a comunicare grazie alle opere dell’artista.

Egli dipinge esseri viventi che respirano e sentono, soffrono e amano, sorta di realismo ideale.

La sonorità del colore e della linea sono la cifra espressiva del suo stile dove solo la necessità espressiva è regola di verità.

L’uomo è visto come trama e ordito della Storia, la natura è il filo che tiene tutto unito.

Magnolato, attraverso i suoi studi sulla figura e sul paesaggio, cerca sempre di ritrovare la prima impressione e di fermarla sulla tela.

Quando ci si pone davanti ai suoi quadri o alle incisioni e si osserva velocemente la successione delle immagini-natura avviene il miracolo: la Storia è raccontata.

Un’ immagine non si esaurisce in un unico dipinto. Ogni versione rappresentata è un contributo al sentimento della prima impressione, il particolare dell’emozione di un momento.

I “capricci astratti” che arricchiscono le tele o le incisioni di Cesco sono come gli esercizi di un pianista prima di suonare. Il pennello successivamente diventa padrone della situazione e, grazie all’immediatezza mai scontata e alla spontaneità di stesura, il Maestro ci dona immediatamente il suo messaggio, attraverso il dinamismo balliano, di segni decisi e fuggenti, vibranti emozioni dell’anima e ariosi effetti chiaroscurali.

La stessa forza fisica che Magnolato usa per incidere le sue lastre d’acciaio la mette anche nelle tele e sembra che, attraverso il movimento del corpo, gli venga data la possibilità di condurre all’esterno la carica espressiva della propria interiorità.

Quei  volti di uomini e donne,  contadini e operai, gli emarginati dalla società, hanno un costante e unico denominatore quello della sofferenza. I visi sempre contratti  e arricchiti da copricapi-elmetti o coperti dietro bendaggi non nascondono mai il messaggio di tensione esistenziale dato dall’espressione degli occhi.

Il fruitore rimane esterrefatto, attonito dall’espressività spiazzante data da questi occhi grandi, profondi e carichi di parole, la loro Storia esistenziale che è storia dell’umanità si ripete anno dopo anno, secolo dopo secolo, ovunque!

Le creature rappresentate sono ridotte alla loro essenza, denudate da ogni falsità, libere di esprimere dignitosamente il proprio disagio attraverso gli occhi, volutamente grandi, e la bocca semiaperta in procinto di rigurgitare un fiume di parole.

Il silenzio però regna sovrano, esso può ferire l’udito più di qualsiasi rumore, perché quel silenzio è un urlo che viene dall’interno ed è più forte del frastuono del mondo.

La forza emotiva delle immagini di Cesco sono il risultato di una pittura vera, una pittura che ha l’anima e il corpo. L’opera deve essere anima e corpo insieme.

 

Dott.ssa Raffaella Ferrari