GEOMETRIA D’ARTE COSTRUITA
6 / 24 dicembre 2009

Special Guests Anna Canali e Marcello Morandini.

Artisti:Getulio Alviani, Gianni Colombo, Dadamaino, Franco Daleffe, Edoardo Landi, Luciano Marin, Marcello Morandini, Bruno Munari, Manlio Onorato, Vincenzo Pellitta, Giorgio perretti, Nino di salvatore, Victor Simonetti, Jesùs-Rafhael Soto

INTRODUZIONE MUSICALE: “dialoghi metallici”
Clarinetto metallico : Roberto Scalabrin
Clarinetti: Michele Uliana – Enea Comite
Clarinetto Basso: Alessandro Muscatello

TESTO E PRESENTAZIONE A CURA DI VITTORIO CARACUTA CATALOGO A DISTRIBUZIONE GRATUITA

SI RINGRAZIANO: ANNA CANALI DI ARTE STRUKTURA E MARCELLO MORANDINI

CON IL CONTRIBUTO DI:
PETTENON COSMETICI – SAN MARTINO DI LUPARI – PD
ASSICURAZIONI GENERALI – AGENZIA DI CASTELFRANCO VENETO – TV
TEATRO DEI SAPORI – CASTELFRANCO VENETO – TV
CARROZZERIA SAN GIORGIO – CASTELFRANCO VENETO – TV
ALBERGO ROMA – CASTELFRANCO VENETO – TV
TIPOGRAFIA CREMASCO . CASTELLO DI GODEGO – TV

Dal 6 dicembre in Galleria Art & Media a Castelfranco l’esordio di una serie di mostre “legate” al Giorgione. Fin dalla prima, dedicata all’arte cinetica, non mancano gli spunti di discussione sull’evoluzione dell’Arte e sui rapporti fra gli artisti contemporanei ed il grande innovatore del ‘500.
locandina
Il 2010 sarà l’anno “del Giorgione” a Castelfranco. La grande mostra con 17 capolavori originali del Maestro ed altre decine di grandi artisti rinascimentali coevi, sarà inaugurata il 12 dicembre. A fianco del nutrito programma di manifestazioni organizzate dal Comune di Castelfranco per l’anno giorgionesco, ci saranno anche le mostre collaterali della Galleria Art & Media. Vedranno impegnati artisti di arte contemporanea con il loro mezzo espressivo migliore: pittura, scultura, grafica, fotografia, video.

Partiamo dalla prima, per qualcuno forse “dissacrante” verso il figlio più celebre di Castelfranco: “Geometria d’Arte Costruita” che verrà inaugurata domenica 6 dicembre alle ore 11 per concludersi giovedì 24 dicembre.

Vedrà presenti opere di artisti come: Bruno Munari, Getulio Alviani, Dada Maino, Nino di Salvatore, Edoardo Landi, Victor Simonetti, Jesùs-Rafael Soto, Franco Da Leffe, Gianni Colombo, Luciano Marin,Manlio Onorato, Vincenzo Pellitta, Giorgio Peretti, Marcello Morandini.

Special guests, presenti alla vernice, saranno Anna Canali, storica gallerista-collezionista di Milano e vera “Peggy Guggenheim” italiana e l’artista Marcello Morandini.

Che rapporto ci può essere mai fra il Giorgione e l’arte astratta contemporanea, per suggerire alla curatrice Luigina Mazzocca un accostamento così ardito? Le risposte nella introduzione critica, a cura di Vittorio Caracuta, al catalogo che sarà in distribuzione gratuita.

Prefazione

L’Astratto, la Geometria d’Arte Costruita a Castelfranco a una settimana dallo stabilirsi dell’imperio del “Tonalismo Veneto” con le celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte del grande Giorgione?
Il fascino, l’ineffabile emozionalità dell’autore più misterioso e misterico che si possa pensare, il cui respiro ancora alligna negli angoli segreti della dolce città murata, la sua “politezza formale”, l’umido e intenso gusto naturalistico e la vibratile, esoterica, corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo che si affacciano dalle sue tele possono c’entrare qualcosa con l’arte ottica di Munari, Alviani, Morandini, Biasi, Soto, Landi, Simonetti e gli altri?
Nel Macchinismo, nell’Astratto prevale la progettazione delle opere; si punta al superamento dello schema diadico tra coscienza e realtà da contemplare, perché l’arte diventi atto e possa vivere di proprio, superando la vita dello stesso autore ed includendo nella sua “durata” anche le persone che ne vengono a contatto e che ne interpretano il senso ed il significato.
Il ricorso al movimento, all’ottica, ai giochi di luce e alla psicologia del colore e delle percezioni resta un linguaggio basico indirizzato ad evitare l’identificazione del prodotto con il suo produttore e ad estenuarne la fisicità con la possibilità di partecipazione allargata al suo significato, in questo modo conducendo alla costituzione progressiva del suo stesso senso.
Così Zorzo da Castelfranco, l’autore che non c’è, che non prende corpo nella storia positiva del passato e che non concede appigli per riferimenti esistenziali, espressioni culturali e ideologizzanti capaci di spiegarci le parole dei suoi quadri, è tutto nelle opere che gli sono sopravvissute e che per vita propria sembrano raggiungerci e parlarci, ponendoci domande le più disparate.
Anch’egli dimostra di privilegiare il significato sulla forma; l’uso del colore gli è funzionale all’orchestrazione di sensi e di simboli, i più reconditi e di sottile trama; la sua arte si nutre di tecniche mai viste nel suo tempo, come l’indefinibile “pointillism” coloristico, il quale toglie il disegno a favore delle masse cromatiche e del gioco di piani e prospettive tonali rivolto a sollecitare la psicologia e lo sforzo interpretativo di chi guarda. La sua pittura ha davvero vissuto un’esistenza tutta propria e spessamente densa di vicende, le quali non sembra nemmeno vogliano arrestarsi: è l’opera d’arte a vivere, l’opera d’arte che trascende il soggetto creatore, come questi aveva trasceso il mondo degli oggetti nel crearla.
Secondo Bruno Munari astratto è tutto ciò che un autore isola nel proprio mondo interiore portandolo al di fuori nell’espressione artistica: da questo punto di vista è costruita tutta l’arte che sia strutturata con il fine di un messaggio, o anche soltanto di una pretta simbolizzazione e nel suo porsi si fa concreta se gli altri la tramutano da in sé a per sé: è quel che accade, e massimamente lo sarà nei prossimi mesi a Castelfranco, del Giorgione e dei suoi quadri. Quanto agli artisti di questa mostra, interpreti primari ed insostituibili del tempo degli sperimentalismi andato, inconfidenti verso il mercato e propagandatori di un’arte programmata e protesa verso il mondo del sociale, diciamo che senz’altro è una grande opportunità, forse unica e comunque degna del periodo celebrativo che viviamo, poterli avere qui tutti disponibili per la nostra ammirazione e per il nostro giudizio. Merito, mentre confessiamo anche il gusto un po’ ludico di questa presentazione, di chi ha perseguito con vera tenacia l’organizzazione dell’evento.

VITTORIO CARACUTA