Matteo Boato

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(Trento – Italia, 06.10.1971).

 

Si diploma nel 1992 in chitarra classica. Nel 1997 si laurea in ingegneria civile. Nel 1998 consegue il “diploma di architettura bioecologica” (HSA di Torino). Nel 2001 ha scelto  la via della pittura.

 

Ha esposto in diverse città europee ed italiane tra le quali: Barcelona (S), Belfast (GB), Berlin (D), Dresden (D), Edinburgh (GB), Fukuoka (J), Gabala (AZ), Glasgow (GB), Groeningen (NL), Lisboa (P), London (GB), Lausanne (CH), Minamiashigara (J), Odawara (J), Sevilla (S), Sonthoven (D), St. Andrews (GB), Tarragona (S), Alessandria, Bardolino (VR), Bergamo, Biancade (TV),Caderzone (TN), Caldonazzo (TN), Castelfranco V. (TV), Feltre (BL), Ferrara, Folgaria (TN), lmbersago (MI), Mantova, Marina di Ravenna (RA), Merate (MI), Milano, Modena, Moena (TN), Mogliano V. (TV), Nogaredo (TN), Padova, Peschiera del G. (VR), Revò (TN), Riva del G. (TN), Roma, Rovereto (TN), Sanzeno (TN), Sant’Ilario d’Enza (RE), Tesero (TN), Tonadico (TN), Torino, Trento, Udine, Venezia, Verona, Vicenza, Vigevano (PV);

 

Il suo lavoro pittorico nasce nel 1999 e prende forma attraverso una ricerca su nuclei urbani antichi dando vita a serie di opere titolate “Le Case danzanti”, “Cielo di Tetti”, “La Piazza”. La casa e la piazza come fondamento della socialità, ambiente intimo e allo stesso tempo aperto al dialogo e al confronto sono il fulcro concettuale di molti suoi olii su tela che toccano vari centri italiani più e meno noti. L’intento di questo percorso è di scoprire l’anima della città, indagando case, facciate, porte e finestre che si affacciano sul loro cuore medioevale. Impregnati degli umani umori, questi edifici conservano impresse nella loro materia costruttiva le storie delle persone le hanno abitate e il senso del loro agire. Un richiamo verso le nostre radici, verso un mondo fragilissimo in continuo pericolo di scomparsa. L’aggettivo “danzanti” relativo a questa serie, non ha solo connotazione gioiosa, ma si può collegare al tema delle danze macabre, affascinanti affreschi gotici nei quali l’apparire della morte nei festini di donne e cavalieri richiama alla precarietà dell’umano. Ma sono soprattutto case in cammino, che vorrebbero volare, danzare la loro storia; aggrappate alla roccia e al tempo, come tessere di un raffinato mosaico.

Gli ultimi lavori di questa serie hanno perso progressivamente le tonalità accese per avvicinarsi sensibilmente al bianco e nero. Attraverso l’uso di grafite e colore ad olio materico e tridimensionale, indagano l’uomo, il suo vivere, la necessità di comunicazione.

Questa tele sono accompagnate da altri insiemi di lavori che escono dal nucleo urbano, incentrati sul territorio aperto, sul paesaggio rurale, su piccoli agglomerati urbani o casolari isolati, su borghi marini, dai titoli “Cielo di Campi”, “Plenilunio”, “Terra e Acqua”.